Augmented Eternity
NASTRO TECNOLOGIA

Augmented Eternity, app per l’immortalità digitale

Augmented Eternity, l’app che ci renderà immortali.. come in Black Mirror

Una versione digitale di sé stesso che interagisce dopo la morte con amici e famiglia è l’app Augmented Eternity a cui sta lavorando Hossein Rahnama

L’immortalità, seppur solo virtuale, è il nuovo desiderio da realizzare, ma la complessità dell’operazione non è affatto da sottovalutare. Ci sta provando Hossein Rahnama, imprenditore e ricercatore della Ryerson University di Toronto, a capo della Flybits. Il ricercatore lancia ora il progetto Augmented Eternity, una app che ci darà l’immortalità digitale.

L’idea è praticamente la stessa di Torna da Me, episodio 1 della seconda stagione di Black Mirror. Se la serie enfatizza mostrandoci il ritorno del clone in carne ed ossa dopo la morte del modello originale.

L’app Augmented Eternity si ripromette di rendere imperituro il tuo ricordo, sfrutterà le nuove tecnologie e il cloud per salvare quelli che sono i nostri valori, alcune frasi che ci caratterizzano e i nostri gusti principali su diversi argomenti. In questo modo l’applicazione creerà una copia della nostra “anima” che verrà inserita online e con la quale chiunque vorrà e chiunque ci ha conosciuto in vita potrà interagire, per sentire in parte in maniera minore la nostra assenza dopo la nostra morte. Ovviamente noi potremo scegliere con chi condividere i dati della nostra coscienza online.

Ma come funziona l’applicazione per l’immortalità?

Semplice, una volta che registriamo tutti i nostri dati al suo interno l’intelligenza artificiale sarà in grado di discutere con le persone in Rete prendendo il nostro posto. L’intelligenza artificiale saprà dividere anche i vari aspetti del nostro carattere e le nostre conoscenze. L’app  adatta la nostra coscienza immortale a seconda di chi ci contatta. Fin qui sembra tutto rose e fiori, ma c’è un problema. Come ammette lo stesso Hossein Rahnama, per generare un’anima digitale che resista nel tempo e sia in tutto e del tutto uguale a noi ci vorranno anni e anni di dati da raccogliere su noi stessi. Il problema dunque non è solo sulla privacy, ma anche sul tempo che ogni persona dovrà impiegare per realizzare con cura una copia esatta di se stesso sull’app.

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